Avventure e disavventure di una neomamma, della sua famiglia e dei suoi amici a 4 e 2 zampe
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venerdì 9 maggio 2014
LA SECONDA VOLTA
Madame è stanca. Da quando ha saputo di essere incinta probabilmente si è autoinfluenzata e pensa di essere sempre stanca. O magari lo è sul serio. Si è presa qualche giorno di pausa dal blog solo per pensare a se stessa, per tentare di capire quel nuovo miracolo che sta succedendo. Ma non ce l'ha fatta. La vita vorticosa l'ha travolta. Il lavoro, la casa, la Ciccetta, la quotidianità insomma la stringono in una spirale soffocante e atemporale, in cui Madame si ritrova a svolgere gli stessi compiti senza soluzione di continuità. E questo le impedisce di concentrarsi su di sè e su quel piccolo esserino che dimora nella sua pancia. La seconda gravidanza è solo un abbozzo di frase che rimane lì, nero su bianco. Nessuna sensazione, nessun sentimento, nessuna percezione del copro che cambia e della nuova vita che cresce. Quando era incinta la prima volta era tutto diverso. Per prima cosa chiarissima la consapevolezza di esserlo, ancor prima di fare il test, cosa che invece ora manca totalmente. La complicità di poter condividere questa notizia solo con Mister X fino alla prima ecografia. E la gioia inebriante quando poi l'hanno divulgato ai quattro venti. Ora invece tutti sanno già,ma Madame si sente comunque sola e spiazzata. I momenti per stare da sola sono pochi e sempre dedicati ad altro. Invece durante quelli condivisi si parla della Ciccetta e dei suoi progressi. In questo modo il senso di colpa verso il nuovo bambino cresce e non le dà pace. Anche lui si meriterebbe gli stessi trattamenti riservati alla primogenita, le stesse attenzioni mentali, le stesse cure fisiche. Ma soprattutto anche lui meriterebbe una mamma che pensi a lui più spesso e non solo dieci secondi al termine di una dura giornata di lavoro. Meno male che ogni tanto il piccolo si fa sentire, procurando attacchi di nausea latente che rimangono inespressi, che si scatenano per di più nel primo pomeriggio e nelle ore serali. Rendersi conto di essere mamma-bis non è davvero scontato, ma Madame si ripromette di trovare il tempo da dedicare anche alla sua nuova pancia abitata.Perchè comunque vuole già bene al suo fagiolino e gli voleva bene ancora quando era solo un'idea nella sua mente.
mercoledì 2 aprile 2014
NASCITA
Oggi è un gran giorno. Una delle amiche di Madame infatti sfornerà il suo secondo bambino. Niente taglio (speriamo), ma un parto indotto perchè superato il termine di ben dieci giorni (ma poi con il secondo figlio non si anticipava?!).
Madame e gli amici comuni sono tutti in ansia e trepidazione. Chissà quanto peserà, a chi somiglierà e via dicendo. Soprattutto chissà se il parto sarà davvero più veloce della prima volta e meno faticoso. Intanto una parte del cervello e del cuore di Madame saranno lì con Giulia, grande donna coraggiosa sostenuta da un altrettanto coraggioso uomo, che nonostante la primogenita abbia solo quattordici mesi e nonostante non possano contare sull'aiuto di nessuno (figli unici senza più genitori), hanno consapevolmente cercato un altro figlio, perchè la famiglia è il bene più grande e i figli si sa sono i tesori più preziosi. Per cui forza, Sergio, che ti aspettiamo!!!
giovedì 27 marzo 2014
PROPRIETA' PRIVATA
Sono arrivate lunedì con un volo direttamente dalla Sicilia. Madame Za-zà le ha viste dopo un paio di giorni, il lasso di tempo che per dovere dedicano a sistemare i bagagli e salutare i parenti più stretti.Lei è sempre uguale, capelli corti rosso ciliegia e occhiali da maestra che le scivolano sulla punta del naso e che rimette a posto con un preciso colpo di mano, ormai in automatico.Per la piccola di casa invece è un altro paio di maniche. Madame Za-zà aveva incontrato la terzogenita lo scorso anno e non c'è da stupirsi se uguale non sia.Alta, bionda, espansiva e chiacchierona. Già in piena fase dei perchè. Passano un giorno assieme, incastrato tra altre visite per loro e tra lavoro e incombenze varie per Madame. Arrivano a casa dove le aspetta la Ciccetta.
-Com'è bella, rende meglio dal vivo che in foto. E' la fotocopia di suo padre
Madame gongola, con gli occhi luminosi.Si preparano un caffè mentre le bimbe giocano. Oddio, giocare è una parola grossa. La Ciccetta scruta con aria circospetta le nuove arrivate. Sta al centro della stanza e osserva attentamente ogni loro mossa. Greta invece si guarda attorno curiosa. Poi con un sospiro soddisfatto si avvia verso la cesta dei giochi. La Ciccetta non gradisce, si capisce subito. Parte alla carica con il dito proteso in avanti.
-No no no no- urla strappando il gioco di mano alla piccola ospite, che parte al contrattacco, riprendendosi il maltolto.
-E' mio!- afferma con incrollabile sicurezza. E appoggia il gioco sul tavolo, fuori portata dalla Ciccetta.
-Non è tuo- tenta di spiegarle la sua mamma, con pazienza e restituendolo alla legittima proprietaria. La quale, dal canto suo, scaraventa l'oggetto a terra.Se non è nelle mani di qualcuno, perde in automatico punti-interesse. Greta nel frattempo ha tolto dalla cesta altre cose, che non appena capitano tra le sue mani diventano automaticamente sue.Velocemente le nasconde dove la Ciccetta non può arrivare.Frustrata, la piccola anfitriona si sgola con i suoi "No no no", correndo da un capo all'altro della stanza e protendendo le mani verso i suoi giocattoli irraggiungibili. Presa da un attacco di furia cieca, si scaraventa sulla bambina e la morde.Inorridita, Madame tenta di separare le bimbe, con scarsi risultati. Greta da uno spintone alla Ciccetta, che cade rovinosamente a terra. E qui scoppia il caos: pianti, urla e le due amiche che tentano di consolare le rispettive figlie e contemporaneamente di scusarsi per il loro comportamento. Decidono di offrire alle bimbe la merenda, per calmare gli animi. Ma anche qui la cosa degenera: ognuna vuole mangiare quella dell'altra.Il risulato è che la merenda finisce sul pavimento, assieme al succo di frutta. Madame e l'amica puliscono alla bell'e meglio, tenendo sempre d'occhio le due lottatrici.L'intero pomeriggio trascorre tra "E' mio!" e "No no no". A sera, stremata, la mamma di Greta raccatta la figlia per tornarsene a casa. La Ciccetta, infingarda, si avvicina e le schiocca un bacio sulla guancia. Greta se ne esce con un: "E' proprio simpatica la tua bambina".
Ciao, arrivederci. Ci vediamo il prossimo anno.
martedì 25 marzo 2014
SINCERITA'
A volte capita di chiedersi quale sia il tenue confine tra la completa sincerità e il bon ton previsto dal nostro codice sociale.
Madame e una sua grande amica sono andate all'asilo frequentato dalla pupa piccola della suddetta amica. Mentre tornavano a casa, la mamma pone alla figlioletta la solita domanda di routine:
-Che cos'hai fatto oggi all'asilo?
-Ho giocato con le mie amiche
-Con chi?
-Con Giada, Laura, Matilde e Consuelo
-E non hai giocato con Jasmine? (pare sia l'amichetta del cuore della pupa)
-No
-Perchè no?
-Perchè puzza
Madame Za-zà e la sua amica si guardano sgomente.
-Come puzza?!- Trasecola lei. Che piega ha preso la bimba? Ora dice che la sua grande amica puzza perchè è extracomunitaria?
- Nana, non devi dire che Jasmine puzza! Dove l'hai sentito?
- Ma mamma, è vero!Mi hai detto tu che non si devono dire le bugie. Jasmine oggi puzzava di odori strani e mi faceva fastidio e allora io l'ho detto
- Ma non si dice! Non è educato e pensa come ci sarà rimasta male lei.
- No mamma, non ci è rimasta male.Noi glielo abbiamo detto e lei è corsa subito dalla maestra.
La mia amica impallidisce. Oddio, chissà cosa penseranno adesso! Che siamo degli xenofobi, che insegnamo alle nostre figlie a prendersela con gli altri perchè sono diversi. Questo è il corridoio dell'antisemitismo, tra dieci anni già me la vedo rasata a zero e con una svastica tatuata sul braccio. Oddio oddio oddio!!!
Serafica, la piccola prosegue:
-E' andata dalla maestra a chiedere se si poteva cambiare perchè aveva fatto la cacca nelle mutande e poi è tornata profumatissima a giocare con noi e abbiamo fatto che lei era la principessa e noi le dame di corte
Tiriamo un sospiro di sollievo. Tutto è bene quel che finisce bene. Magari dovremmo tentare di spiegare che sì, va bene dire la verità, ma c'è modo e modo!
lunedì 24 marzo 2014
PICCOLI MOSTRI
Un pomeriggio come un altro, al parco. Madame Za-zà se ne sta comodamente spaparanzata su una panchina mentre la Ciccetta dorme il sonno dei giusti sul passeggino.Due bambine giocano lì vicino con le loro bambole.Hanno due visi da angelo, con i ricci dorati e le guance rosee e paffute.
- Facciamo che io elo la mamma e tu la dottolessa e io ti polto la mia bimba che è malata con la febble- propone la più piccola
-Va bene- acconsente l'altra, sbattendo i grandi occhioni celesti.
E si allontanano chiacchierando. Madame Za-zà sospira, guardando di sottecchi la sua piccola e immaginandola per un momento già quatrenne che gioca con le sue amichette.
Le due bimbe ricompaiono nel campo visivo di Madame Za-zà poco dopo. Questa volta hanno una palla colorata. Chiacchierano ininterrottamente e ridono.Ad un certo punto la più grande fa un lacio lungo e la palla finisce nel cespuglio.
-Vai a prenderla!- ordina imperiosamente alla più piccola
-No, vai tu. Io non ci vado.
-Sì ci vai, perchè io sono più grande e la mamma dice che devi ascoltarmi.
Strascicando i piedi, la piccina si avvia lemme lemme verso il cespuglio.All'improvviso si ferma e si abbassa.
-Gualda cosa ho tlovato!- urla sventolando un braccialetto colorato, perso probabilmente da un'altra bimba.
La sorella maggiore si avvicina incuriosita.
-Dammelo, è mio!-afferma
-No, l'ho tlovato io!-ribatte la piccola, nascondendo l'oggetto della discordia dietro la schiena.
Segue tafferuglio, in cui i due cherubini si tramutano in lottatrici professioniste. Si spintonano, si tirano i capelli e si danno pizzicotti, il tutto condito con urla stridule. Arriva trafelata una signora sfatta e sciatta, ma altrettanto bionda con due fari azzurri. Sicuramente la genitrice delle due belve. In un nanosecondo separa le figlie,rifilando contemporaneamnte tirate d'orecchie a destra e a manca.La rissa è sedata e la mamma trascina le bimbe ancora in lacrime verso casa, ricci biondi, guance rosee e tutto il resto.
Madame Za-zà guarda la sua piccola che continua pacificamente a dormire e sospira. Felice perchè ha ancora diversi anni di pace davanti a sè, prima che anche sua figlia si tramuti in un piccolo mostro, capelli biondi e occhi blu.
lunedì 17 marzo 2014
MITI DA SFATARE
Chi ha detto che fare shopping con un bambino è impossibile?
Sabato, causa guardaroba da rinnovare urgentemente e approfittando dei super saldi dell'ultimissimo momento, Madame Zazà ha avuto quella che col senno di poi si può definire la regina delle pessime idee, ossia un'allegro pomeriggio di shopping con nana al seguito. E che sarà mai, pensava la sprovveduta, la carico in auto e lei si addormenta; la scarico e la metto sul passeggino e lei continua a dormire. Ed io intanto mi provo quei deliziosi abitini, quelle allegre magliettine colorate che fanno tanto bella stagione.
Tutta proiettata verso il futuro,la meschinella già si vedeva sfilare agghindata tra file di commesse che le facevano mille complimenti su come le calzavano gli abiti e su quanto fosse fortunata ad avere ancora un fisico così dopo la gravidanza. Con gli occhi che ancora brillavano, Madame Zazà scarica coraggiosamente la Ciccetta che, come da previsioni, dormiva placida e bavosa sul seggiolino della macchina. La bimba mugugna il suo disappunto mostrando i denti e liberandosi simultaneamente dell'odioso copricapo. E vabbè, tanto fa caldo e siamo vicini all'entrata. Con passo baldanzoso entra nella galleria commerciale, canticchiando sommessamente "Ci son due coccodrilli...". La piccola nel frattempo si è destata completamente, galvanizzata dalla folla e dalle voci. Madame Zazà punta il suo negozio preferito e veleggia libera e spensierata tra le file di vestiti, guardando qui e pescando là. In un batter d'occhio accumula una pila di roba sul maniglione del passeggino, mentre la bimba fa il pieno di complimenti.
"E ora via, andiamo a provarci questi bei vestiti!" esclama euforica la nostra eroina.
Infilarsi nel camerino con il passeggino è impossibile: o tu o lui. Ma non si può lasciare la bambina fuori da sola e, casualmente, tutte le simpatiche commesse che hanno poco prima dato buffetti e mandato baci alla pargola, si sono misteriosamente dileguate. Con un sospiro, appendi tutti i capi al gancio nel camerino, stacchi la valigia (perchè non si può chiamare borsa una cosa che pesa come minimo 20 kg) e la incastri sotto lo sgabello e poi togli la pupa e la appoggi delicatamente sopra lo sgabello. " Adesso amore tu stai lì buona buona che la mamma si toglie i vestiti" Lei ti guarda con i suoi occhioni e ti sorride. Mentre tenti di sfilarti la maglietta facendo attenzione a non fare cadere la roba appesa, la nana malefica con un colpetto scende dallo sgabello. Tu ti contorci ancora mezza incastrata nel maglione, una manica si impiglie nell'appendi abito mentre tua figlia scosta la tenda e svelta si precipita verso la libertà. In un battibaleno ti reinfili la maglia, spalanchi la tenda, ti catapulti fuori, il piede si incastra nella tracolla della valigia, sbatti violentemente contro un ragazzo che stava entrando nel camerino vicino al tuo, bofonchi delle scuse e scandagli con il tuo mamma-radar il negozio alla ricerca della pargoletta. Lei intanto sta trotterellando tranquilla verso l'uscita, facendo graziosamente ciao ciao con la sua manina agli ignari clienti. Ti tuffi e la raggiungi appena fuori dal negozio e mentre la abbracci in una scena strappalacrime da film....UEEEEEEEEEEEEEEE! L'agghiacciante sirena dell'antitacheggio immobilizza ogni persona nell'arco di 1 km. Sguardi indignati carichi di disapprovazione si puntano su di te. Ti guardi le braccia e scopri con orrore che uno dei vestiti con relativo appendiabito si è incastrato nella tua manica!
Mortificata, rientri con tua figlia in braccio che si divincola come un'anguilla perchè vuole camminare e l'abito ormai lurido e sgualcito. Rossa in viso e pure sudaticcia, recuperi il passeggino e ti appresti a uscire furtivamente dal negozio. Ma l'umiliazione non finisce lì: una commessa, giovane e graziosa, si materializza all'improvviso e ti informa con un sorriso a trentadue denti che purtroppo devi comperare il famigerato vestito, in quanto ormai invendibile. Sbuffando, ti accasci sulla cassa e porgi il bancomat all'odiosa venditrice che ti sussurra il prezzo mentre batte frettolosamente sui tasti. La nana intanto ne approfitta per buttare a terra nell'ordine: una graffatrice, una pila di cataloghi, un portapenne con relative penne e la borsina con il suo malefico contenuto. Con un sorriso ormai tirato la graziosa ragazza ti porge il bancomat e tu, a testa bassa e con le pive nel sacco, ormai definitivamente abbattuta, torni alla macchina. Leghi la Ciccetta al seggiolino. Lei, presa da improvvisa narcolessia, chiude gli occhi e piomba in un sonno profondo. Getti la valigia e la borsa sul sedile anteriore, carichi grugnendo il passeggino nel bagagliaio e parti. Al primo semaforo inchiodi perchè becchi l'onda rossa anzichè quella verde e dalla borsa fa capolino la targhetta del vestito. Ti sfugge l'occhio e ora hai davvero toccato il fondo: non solo ti è toccato acquistare un abito rovinato, ma l'hai pure pagato un prezzo da capogiro, perchè invece che quello in saldo hai preso quello della nuova stagione. E a casa scopri che non hai affatto recuperato la forma fisica pre-parto e nell'abito ci entri solo con una gamba.
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